Il Diploma che sembrava impossibile. La bella storia di Maria Ilaria che grazie a quel “proviamoci” ha preso forma all’Istituto Superiore Leonardi di Perugia

Condividi l'articolo!

Nel 2021 a Maria Ilaria dissero che il suo percorso scolastico era finito. Quattro anni dopo, quella stessa ragazza usciva dall’Esame di Maturità con un diploma in mano. In mezzo non c’è stato un miracolo. C’è stata una famiglia che non ha smesso di credere nella propria figlia e nella scuola che, invece di dire “non si può“, ha scelto una parola diversa: “proviamoci”.

Il sogno di un diploma

Per Maria Ilaria, 70/100 non è soltanto il voto ottenuto all’Esame di Maturità. È il punto di arrivo di un percorso iniziato molto tempo prima. Nata a Vicenza con una disabilità conseguente a una grave prematurità, Maria Ilaria ha affrontato fin da piccola interventi chirurgici, lunghi percorsi di riabilitazione e numerose sfide. Ma non ha mai smesso di desiderare una vita il più possibile simile a quella dei suoi coetanei. Una vita fatta di relazioni, autonomia, progetti e scuola. Nel 2021, però, quel sogno sembrava destinato a interrompersi. “Ci dissero che il percorso scolastico era concluso. Maria Ilaria aveva frequentato 5 anni di scuola superiore con un percorso didattico differenziato, al termine del quale ha ottenuto, l’attestato di credito formativo che documentava la frequenza e le competenze acquisite. Secondo molti, dovevamo fermarci lì. Ma nostra figlia continuava a ripeterci una sola cosa: “Io voglio prendere il diploma, perché voglio iscrivermi all’Università e con l’attestato non posso farlo”. Non potevamo ignorare quel desiderio”, racconta il padre Andrea. Una frase semplice. Ma sufficiente a rimettere tutto in discussione.

“Non è possibile”: la ricerca di una scuola che credesse in quel sogno

“Ci siamo informati sulla fattibilità di rifare di nuovo il percorso scolastico e l’esame di Maturità; abbiamo sentito diverse scuole ed ogni volta la risposta era “non è possibile”. Non cercavamo scorciatoie né trattamenti di favore. Chiedevamo soltanto che qualcuno credesse nelle capacità di nostra figlia e le desse la possibilità di dimostrarle”. Per Andrea e la mamma Anna la scuola non era soltanto un luogo dove imparare. Era il posto in cui Maria Ilaria continuava a crescere, a confrontarsi con gli altri, a costruire autonomia e fiducia in sé stessa. “Quando questi ragazzi smettono di essere stimolati, non si interrompe solo il percorso scolastico. Si rischia di fermare anche la loro crescita come persone.”

La svolta arriva quasi per caso nell’estate 2023 quando la famiglia di Maria Ilaria incontra la dott.ssa Nicoletta Utzeri referente dell’Istituto Superiore Leonardi di Perugia grazie al supporto dall’Associazione I.S.I. di Vicenza diretta dalla Dott.ssa Patrizia Serblin e il suo staff promotrice del “Progetto Uomo – come migliorare la qualità della vita”, “Per la prima volta non ci siamo sentiti rispondere “non si può”! Nicoletta ci ha detto una cosa molto diversa: “Proviamoci.” È da quella parola che prende forma un progetto costruito insieme alla famiglia, ai docenti, al personale scolastico e alle istituzioni. Un lavoro fatto di ascolto, progettazione condivisa e personalizzazione del percorso, che si traduce in un Progetto di Istruzione Domiciliare, un Piano Educativo Personalizzato e l’affiancamento quotidiano dell’insegnante di sostegno, figura che accompagna Maria Ilaria nella preparazione delle lezioni, nella costruzione delle mappe concettuali e nel dialogo continuo con i docenti. “Maria Ilaria non aveva bisogno che qualcuno facesse le cose al posto suo”, racconta ancora il padre. “Aveva bisogno di qualcuno che le permettesse di dimostrare ciò che era in grado di fare.” Ed è esattamente quello che è successo.

Il Diploma è arrivato.

Ma lungo il percorso è cresciuto molto altro: l’autonomia, la sicurezza, la capacità di affrontare nuove sfide e di immaginare il proprio futuro.

È il significato più autentico di quello che oggi il Ministero per le Disabilità definisce Progetto di Vita: costruire percorsi partendo dalla persona, dai suoi desideri e dalle sue possibilità, non dai suoi limiti.
Il momento più intenso arriva durante l’Esame di Stato.
Al termine del colloquio, la Presidente di Commissione d’esame, commossa, si avvicina alla famiglia.
“Ho fatto la commissaria d’esame per tanti anni. Quest’anno ho deciso di accettare il ruolo di presidente. Oggi ho capito perché: ho avuto la possibilità di conoscere Maria Ilaria.”
“Mi sono emozionato fino alle lacrime”, confessa Andrea. “Per noi il Diploma era importante, certo. Ma ancora di più lo era il fatto che qualcuno avesse visto nostra figlia per la persona che è.”
Oggi Maria Ilaria guarda già avanti.

Una storia che guarda al futuro

Il prossimo passo sarà UniUp, il progetto dell’Università di Verona dedicato ai percorsi inclusivi per studenti con disabilità. Continua a coltivare la sua passione per la musica e sogna una vita autonoma, fatta di relazioni, lavoro e nuove opportunità.
Ma la sua famiglia spera che questa storia possa servire anche ad altri.
“Vorremmo che altre famiglie sapessero che una strada può esistere. Ci sono strumenti, ci sono possibilità. A fare la differenza sono le persone. Persone che ascoltano, che accolgono e che, invece di trincerarsi dietro un secco “non è possibile”, cercano come renderla possibile.”
Per questo il loro grazie va all’intero Istituto Superiore Leonardi: alla direttrice Nicoletta Utzeri, al coordinamento didattico, ai docenti, al personale amministrativo e a tutte le persone che hanno condiviso questo percorso con competenza, passione e sensibilità.
Forse è proprio questa la lezione più importante che lascia la storia di Maria Ilaria. L’inclusione non è un favore. Non è un’eccezione. È una responsabilità. Significa costruire percorsi che partano dalle potenzialità delle persone, non dai loro limiti.
Quando questo accade, una scuola non cambia soltanto il percorso di uno studente. Cambia la vita di una persona. E, insieme, cambia anche l’idea di scuola che una società sceglie di avere.

La storia di Maria Ilaria non chiede di essere considerata un’eccezione.

Chiede qualcosa di molto più semplice: che nessuno si senta dire, troppo presto, che un sogno è impossibile.
Perché, a volte, il futuro comincia proprio da una parola pronunciata al momento giusto.
“Proviamoci.”